Questo sito fa uso di cookie tecnici e di cookie di parti terze per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.

Mercoledì, 12 Febbraio 2014 16:47

La luce contro l’oscurità

La luce contro l’oscurità: Torino studia il Tibet di Fabiola Palmieri

Nel libro di Carla Gianotti si raccontano le idee e le pratiche delle monache buddhiste. E la studiosa spiega il senso delle auto immolazioni che continuano come protesta per difendere un’antica cultura Vigilia di Natale: verrebbe naturale parlare del bambinello che sta per essere ricordato e del senso di rinascita spirituale che questa festività evoca. Tuttavia questi giorni ci danno l’occasione per riflettere anche su altre sensibilità spirituali, su fenomeni di cui si parla solo a momenti e sul ruolo delle donne nella religiosità contemporanea . “Sino ad oggi le auto-immolazioni nel fuoco di tibetani (monaci e monache, laici e laiche) iniziate nel 1998 a Delhi in India e continuate tragicamente nella Regione Autonoma Tibetana, nelle regioni tibetane del Kham e Amdo e in Nepal, sono state 130. L’'ultima è quella di Kunchok Rseten, 30 anni, sposato e padre di 2 figli, del 3 dicembre scorso” ci informa Carla Gianotti, torinese tibetologa, saggista e studiosa di buddhismo indo-tibetano. Proprio a dicembre è stata a Torino Dolma Gyari, ministra del governo tibetano in esilio, invitata dall’Associazione per il Tibet ed i diritti umani, che ha parlato della tragedia delle autoimmolazioni e di quanto sia importante “Mantenere viva l’attenzione su questo fenomeno sottolineando che questi gesti di “sacrificio” si compiono per una causa collettiva di protesta” chiarisce Carla Gianotti. “Io sto dando il mio corpo come offerta di luce (una delle offerte tradizionali al Buddha) per cacciare l'oscurità, per liberare tutti gli esseri dalla sofferenza”: sono queste le ultime parole del Lama Sobba, poco prima che si immolasse nel gennaio del 2012. L’obiettivo per cui lottano i tibetani è la sopravvivenza delle tradizioni e della libertà di portarle avanti del popolo e del Tibet stesso, minacciate quotidianamente e ormai da molti anni dal governo cinese. E le donne? Cosa ci dice Carla Gianotti sul ruolo del femminile in tale contesto? “Nel mio libro ‘Donne d’illuminazione’ (Ubaldini Editore) parlo di un itinerario possibile nel buddhismo dove le donne hanno molto spazio: una donna può diventare Buddha, nonostante esistano ancora delle discriminazioni, e ci sono maestre di Dharma molto importanti che si occupano di dare vita a monasteri, di migliorare l’educazione e seguono un percorso spirituale che si pone come egualitario e universale”. E come potremmo vivere il Natale in un senso che comprenda anche la tradizione del buddhismo tibetano? “Con il realizzare che in questa ricorrenza i semi della gioia del cuore rinascano. Nascita, trasformazione, inizio. Rinnovo degli auspici di benevolenza per ricordarsi continuamente della presenza di amore e compassione nei nostri cuori”

La Repubblica, Turin Pink, 24-12-2014

Ultima modifica il Martedì, 04 Marzo 2014 11:11

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.