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Martedì, 21 Febbraio 2017 10:42

CARLA GIANOTTI, The Lives of the Twenty-four Jo mo-s of the Tibetan Tradition: Identity and Religious Status 15th Sakyadhita Conference, University of Hong Kong, Hong Kong, 22-28 June giugno 2017.

For more info pleas visit the event page.

Martedì, 21 Febbraio 2017 10:42

Carla Gianotti Il respiro della fiducia. La fiducia come pratica di trasformazione - Seminario residenziale 31 marzo-2 aprile 2017 Per maggiori info o iscrizioni è possibile consultare la sezione eventi

Sabato, 16 Aprile 2016 00:00

11-12 giugno 2016

Malintesi sull’infelicità. Idee e pratiche tra cristianesimo e buddhismo

Conferenza con Vito Mancuso, Carla Gianotti e Padre Andrea Schnöller Seminario di meditazione con Carla Gianotti e Padre Andrea Schnöller Eremo di Ronzano (Bologna).

Vai all'Evento

Giovedì, 11 Giugno 2015 00:00

Il presente testo contiene alcune riflessioni relative alla pratica della fiducia, una pratica di lavoro quotidiano che si svolge nel qui e ora, nel cerchio quotidiano del  nostro giorno, perchè da sempre c'è bisogno di fiducia per iniziare il giorno e continuarlo.

Due fili di esperienza si trovano qui indissolubilmente intrecciati:  la pratica buddhista di consapevolezza,  la quale nutre da anni la mia ricerca spirituale e la visione materna, custode fedele della nostra frammentarietà e fecondità di esseri umani. Lo sguardo di gentilezza amorevole, benevolenza e cura verso noi stessi/stesse e verso gli altri è sguardo di essere che ci è stato consegnato e che impariamo un poco ogni volta, ogni giorno, attraverso l'incontro con tutto ciò che è altro – che identifichiamo cioè all'inizio come separato da noi – nel guardare e vedere del nostro quotidiano.

 

La fiducia è attitudine impalpabile, invisibile e, allo stesso tempo, assolutamente reale. Grammaticalmente è un nome astratto, e tuttavia a volte è fuorviante questa classificazione linguistica che impariamo tra i banchi di scuola tra nomi astratti e concreti, dal momento che è difficile trovare qualcosa di più  reale e concretodi una disposizione di fiducia, di una disponibilità interiore alla fiducia, capace di smuovere in me e intorno a me, forza tranquilla  e calma determinazione.  

La fiducia è da sempre lo spago che tiene insieme l'inizio e la fine del giorno, l'inizio e la fine delle cose. E' recipiente attivo che contiene e che, contenendo, dà forma al mondo che qui e ora  io sono, noi siamo.

Fiducia è atto vitale di buona energia, che ci accompagna oltre le chiusure e le rigidità (del nostro ego), oltre le varie forme di sfiducia che ci chiudono, ci rinserrano, tagliando fuori tutto il fuori della sfiducia, un fuori che si stende, infinito di possibilità e, insieme,  di verità. Il nostro agire di fiducia, il nostro fare fiducia è una provocazione quotidianaalla sofferenza e alla  sfiducia, nostre e degli altri.

Giovedì, 11 Giugno 2015 00:00

Il presente testo contiene alcune riflessioni relative alla pratica della fiducia, una pratica di lavoro quotidiano che si svolge nel qui e ora, nel cerchio quotidiano del  nostro giorno, perchè da sempre c'è bisogno di fiducia per iniziare il giorno e continuarlo.

Due fili di esperienza si trovano qui indissolubilmente intrecciati:  la pratica buddhista di consapevolezza,  la quale nutre da anni la mia ricerca spirituale e la visione materna, custode fedele della nostra frammentarietà e fecondità di esseri umani. Lo sguardo di gentilezza amorevole, benevolenza e cura verso noi stessi/stesse e verso gli altri è sguardo di essere che ci è stato consegnato e che impariamo un poco ogni volta, ogni giorno, attraverso l'incontro con tutto ciò che è altro – che identifichiamo cioè all'inizio come separato da noi – nel guardare e vedere del nostro quotidiano.

 

La fiducia è attitudine impalpabile, invisibile e, allo stesso tempo, assolutamente reale. Grammaticalmente è un nome astratto, e tuttavia a volte è fuorviante questa classificazione linguistica che impariamo tra i banchi di scuola tra nomi astratti e concreti, dal momento che è difficile trovare qualcosa di più  reale e concretodi una disposizione di fiducia, di una disponibilità interiore alla fiducia, capace di smuovere in me e intorno a me, forza tranquilla  e calma determinazione.  

La fiducia è da sempre lo spago che tiene insieme l'inizio e la fine del giorno, l'inizio e la fine delle cose. E' recipiente attivo che contiene e che, contenendo, dà forma al mondo che qui e ora  io sono, noi siamo.

Fiducia è atto vitale di buona energia, che ci accompagna oltre le chiusure e le rigidità (del nostro ego), oltre le varie forme di sfiducia che ci chiudono, ci rinserrano, tagliando fuori tutto il fuori della sfiducia, un fuori che si stende, infinito di possibilità e, insieme,  di verità. Il nostro agire di fiducia, il nostro fare fiducia è una provocazione quotidianaalla sofferenza e alla  sfiducia, nostre e degli altri.

Lunedì, 17 Novembre 2014 00:00

Camminare sul  Sentiero.  Aspetti del sangha femminile di tradizione tibetana[1]

 di Carla Gianotti

Relazione presentata nell’ambito del Convegno IL BUDDHISMO IN PIEMONTE: ESPERIENZE E TESTIMONIANZE

Giaveno (To), 4 ottobre 2014

  

Il sangha buddhista e l’assemblea quadripartita

 Desidero innanzitutto fare una precisazione in merito al termine sangha, un termine che può assumere significati un poco differenti a seconda del contesto buddhista in cui viene impiegato.    

Sangha è voce della lingua pali e della lingua sanscrita, grammaticalmente maschile (e dunque il sangha  e non la sangha), il quale indica nel buddhismo antico la comunità dei devoti e delle devote, uno dei Tre Gioielli assieme al Buddha (il Maestro) e al Dharma (la Dottrina o l’Insegnamento). Successivamente, tale  termine verrà ad assumere anche altre valenze particolari: così nel buddhismo Vajrayana tibetano, nella recita della formula della Presa di Rifugio (tib. skyabs ‘sgro) nel Buddha, nel Dharma e nel Sangha, la voce sangha vale a designare l'assemblea divina dei Buddha e dei Bodhisattva.

Mercoledì, 12 Marzo 2014 00:00

A 55 anni dalla insurrezione di Lhasa, una riflessione sul tragico evento delle continue auto-immolazioni dei tibetani dentro il Tibet.

Per ascoltare l'intervento, clicca qui:

http://www.radioradicale.it/scheda/405440/il-fuoco-dimenticato-le-autoimmolazioni-in-tibet

Mercoledì, 12 Febbraio 2014 16:47

La luce contro l’oscurità: Torino studia il Tibet di Fabiola Palmieri

Nel libro di Carla Gianotti si raccontano le idee e le pratiche delle monache buddhiste. E la studiosa spiega il senso delle auto immolazioni che continuano come protesta per difendere un’antica cultura Vigilia di Natale: verrebbe naturale parlare del bambinello che sta per essere ricordato e del senso di rinascita spirituale che questa festività evoca. Tuttavia questi giorni ci danno l’occasione per riflettere anche su altre sensibilità spirituali, su fenomeni di cui si parla solo a momenti e sul ruolo delle donne nella religiosità contemporanea . “Sino ad oggi le auto-immolazioni nel fuoco di tibetani (monaci e monache, laici e laiche) iniziate nel 1998 a Delhi in India e continuate tragicamente nella Regione Autonoma Tibetana, nelle regioni tibetane del Kham e Amdo e in Nepal, sono state 130. L’'ultima è quella di Kunchok Rseten, 30 anni, sposato e padre di 2 figli, del 3 dicembre scorso” ci informa Carla Gianotti, torinese tibetologa, saggista e studiosa di buddhismo indo-tibetano. Proprio a dicembre è stata a Torino Dolma Gyari, ministra del governo tibetano in esilio, invitata dall’Associazione per il Tibet ed i diritti umani, che ha parlato della tragedia delle autoimmolazioni e di quanto sia importante “Mantenere viva l’attenzione su questo fenomeno sottolineando che questi gesti di “sacrificio” si compiono per una causa collettiva di protesta” chiarisce Carla Gianotti. “Io sto dando il mio corpo come offerta di luce (una delle offerte tradizionali al Buddha) per cacciare l'oscurità, per liberare tutti gli esseri dalla sofferenza”: sono queste le ultime parole del Lama Sobba, poco prima che si immolasse nel gennaio del 2012. L’obiettivo per cui lottano i tibetani è la sopravvivenza delle tradizioni e della libertà di portarle avanti del popolo e del Tibet stesso, minacciate quotidianamente e ormai da molti anni dal governo cinese. E le donne? Cosa ci dice Carla Gianotti sul ruolo del femminile in tale contesto? “Nel mio libro ‘Donne d’illuminazione’ (Ubaldini Editore) parlo di un itinerario possibile nel buddhismo dove le donne hanno molto spazio: una donna può diventare Buddha, nonostante esistano ancora delle discriminazioni, e ci sono maestre di Dharma molto importanti che si occupano di dare vita a monasteri, di migliorare l’educazione e seguono un percorso spirituale che si pone come egualitario e universale”. E come potremmo vivere il Natale in un senso che comprenda anche la tradizione del buddhismo tibetano? “Con il realizzare che in questa ricorrenza i semi della gioia del cuore rinascano. Nascita, trasformazione, inizio. Rinnovo degli auspici di benevolenza per ricordarsi continuamente della presenza di amore e compassione nei nostri cuori”

La Repubblica, Turin Pink, 24-12-2014

Mercoledì, 12 Febbraio 2014 16:42

Donne illuminate

Trasmissione Millevoci, Radio Svizzera Uno. Conduttrice: Mariella Salati

Clicca per ascoltare l'intervista